Governare i cambiamenti portati dal digitale: come cambia il ruolo dei manager

Meno lavoro sul cartaceo, comunicazioni più veloci che bypassano i passaggi tradizionali. I vantaggi di tutto questo sono noti in termini di risparmio di tempo e produttività, ma la trasformazione digitale delle professioni va governata per evitare di esserne soverchiati.
Parola di Filippo Abramo, presidente di Federmanagement, Federazione italiana di associazioni di manager ed esperti di professione che raggruppa varie Associazioni professionali in campo manageriale, tra cui FMQuadri – (Federazione Nazionale QUADRI e Alte Professionalità) e ATEMA – (Ass. Temporary Manager).

Porre un limite alla connessione costante
“Molti problemi – spiega il dottor Abramo – sono stati semplificati nella situazione attuale, basti solo pensare al fatto di trovare in tempi brevi le persone con cui occorre parlare: prima non era scontato col telefono fisso, ora c’è una connessione costante che semplifica i processi di lavoro. Col venir meno, di fatto, della distinzione tra tempo libero e tempo di lavoro, però (perchè le comunicazioni possono raggiungere in tutti gli orari) si corre il rischio di incorrere in una situazione di stress costante e mancato riposo”. Sembra banale, ma non lo è. Pensiamo all’accezione positiva attribuita generalmente al termine “multitasking”, ovvero al fatto di essere in grado di fare due o tre cose contemporaneamente. Camminare e scrivere contemporaneamente sullo smartphone: è ormai un gesto normale. Passando a un contesto aziendale, un’immagine che capita di vedere frequentemente è quella di qualcuno che parla con un collega, e nel frattempo controlla i messaggi che arrivano in chat sul cellulare. “Si tratta di modalità di lavoro (o meglio di vita) che, oltre a rischiare di aumentare lo stress, rendono più difficile la concentrazione. Insomma, il rischio è risparmiare tempo da una parte, per perderne dall’altra, moltiplicando gli errori” spiega Abramo.

Nei casi estremi si può diventare addict, ovvero drogati di certe procedure. Coloro che corrono questo rischio sono addirittura la maggioranza secondo il presidente di Federmanagement. La soluzione? Semplice quanto efficace. “Spegnere i telefoni a una certa ora se si è scelto di lavorare anche in mobile. Oppure, pensando alla situazione in azienda, lasciare da parte mail e chat telefonica se si sta facendo un meeting con altre persone fisicamente presenti davanti a noi. Tutto questo è responsabilità dell’individuo e della sua capacità di autocontrollo, non dipende dalla gerarchia del lavoro”.

Il buono dello smart working per il lavoro di gruppo a distanza
Ma allora qual’è lo smart working buono, da applicare nelle aziende?
“Di buono ce n’è molto. Le nuove metodologie di lavoro apportate dagli strumenti digitali sono per la maggior parte positive, l’importante è capire che è la persona che deve gestire le macchine”. Estremamente positiva, ad esempio, viene giudicata la possibilità di lavorare in team su uno stesso progetto a distanza, mettendo insieme professionalità eccellenti dai vari angoli del mondo evitando spostamenti e spese. “Il fatto che gli strumenti di web conference consentano di guardarsi in faccia durante i meeting a distanza è un elemento importantissimo”.
Lo smart working, ad esempio, sta migliorando la gestione degli spazi, con la condivisione non solo delle stesse stanze, ma a volte addirittura della stessa scrivania, usata in orari diversi. “A Milano, per esempio, ora c’è una sovrabbondanza di uffici. Minori spazi significa minori spese per attrezzature, mobili ecc”.

Il vecchio manager va in pensione: parola d’ordine coordinamento
Se è ogni singolo lavoratore a doversi regolare nel proprio rapporto col digitale per lavorare al meglio, per i manager c’è uno sforzo in più da fare: perchè i vecchi modelli manageriali vanno rivisti spiega Filippo Abramo, che come manager ha una lunga esperienza nell’organizzazione e nelle risorse umane maturata in molti settori aziendali. “Prima di tutto c’è un cambiamento rispetto alla vicinanza fisica tra le persone nel lavoro, che spesso viene a mancare. Il “potere” di comando e controllo è più facile da esercitare quando le persone che si è chiamati a dirigere si trovano tutte nello stesso luogo. Non è più possibile verificare il lavoro, ad esempio, basandosi sulla presenza fisica o meno sul luogo di lavoro. Quello che bisogna comprendere è che si deve delegare ai propri dipendenti: la fiducia verso i propri dipendenti diventa un passaggio obbligato. L’identikit del manager ideale in questa nuova fase è quello di una persona in grado di coordinare un team di lavoro, motivarlo e integrare le persone tra di loro anche se sono fisicamente separate. Il compito non è più quello di monitorare costantemente il gruppo di lavoro, anche perchè non è possibile. Il vero punto di controllo non è più l’attività, ma il risultato”.

Autore: Ufficio Comunicazione Bluenext Group